Un viaggio nel cinema dell'orrore

Trama del Film

Il regista Lucio Fulci si rivolge alle cure dello psichiatra Egon Swharz (interpretato da David L. Thompson) per scongiurare le macabre allucinazioni che lo tormentano, provocate dalle sue stesse creazioni filmiche. L’analisi di sè stesso, per cercare di scoprire la verità su delitti che lo vedono protagonista, si cela sotto le vesti apparentemente innocue di uno psichiatra, in realtà un feroce serial killer.

Genere

Horror

Durata

90min

Regista

Lucio Fulci

Analisi del film

Per capire Lucio Fulci ho analizzato anche il suo vissuto, perchè nei suoi lavori c’è sempre l’impronta di “sé stesso”. Ho scritto l’analisi diverse volte, rivedendo questo film e ho avuto il piacere di leggere anche uno dei suoi libri, “l’’Occhio del Testimone”: integrare la lettura del testo mi ha permesso di guardare il film con la prospettiva di Fulci stessa.

Un film è la rappresentazione di una realtà che non esiste, è fantasia e creatività che può anche essere non condivisa oppure capita, non tutti abbiamo gli stessi gusti.

Il regista è quasi sempre stato criticato per il suo linguaggio “violento e macabro” (che oltre al genere splatter ha messo in luce una narrazione di tipo metafisica, provando a confondere realtà e finzione parlando di sè e dei suo film) ed è stato spesso relegato ai margini, i suoi film etichettati di serie B, perché rappresentante di un tipo di cinema non contemplato e senza senso. Le realtà horror e splatter sono stati considerati dei non generi, presto messi in soffitta, utili per un tipo di cinema da destinare a tarda notte, o per qualche soldo utile da vendere in cassetta solo a veri amanti di questo settore.

Oggi, Fulci è stato ampiamente rivalutato perché la sua narrazione è stata riconosciuta come in grado di parlare di una realtà creativa: con pochi mezzi ha esaltato fisionomie e volti creando qualcosa che all’epoca non era capito, oggi rivalutato e studiato ampiamento dal settore cinematografico. Certo, non “Un gatto nel cervello, non sarà mai uno dei capolavori del cinema italiano ma è un guardare dentro la nostra mente, scoprendo che il cinema è arte, espressione della creatività e di un lavoro certosino: da qui è partito il mio viaggio nell’analisi della creatività e della psicologia umana, trovandolo utile e stimolante per i miei studi.

Caratteristiche del film

“Un buon scenarista non si limita a vedere il film. La sua ispirazione proviene dalla lettura e nel tenersi aggiornato…” (dal libro di Fulci – L’Occhio del Testimone). Fulci è sempre stato capace di osservare i suoi attori mostrandoci i loro volti e le loro emozioni, portare il pubblico vagare con la mente fuori dalla realtà e scrutare le persone, anche a costo di scendere nel loro intimo, entrando nella testa di uomini e donne, cercando di capire cosa provano gli esseri umani. Lo ha fatto attraverso un linguaggio a volte strambo, ma reale.

Parole su carta: da un foglio totalmente bianco non è semplice mettere insieme parole e punteggiatura e descrivere un qualcosa di straordinario, anche con finalità di marketing “…Che possa vendere. Realizzare un film significa fare anche quello.”

Però Fulci riusciva a fermare il tempo. alienare il futuro, come George Orwell, oppure metteva un pizzico di suspense come Edgar Allan Poe: citando sempre uno dei suo film “ Come Alice ruppe lo specchio”, prende sogni e incubi e da lì prova a far uscire qualcosa. Un po’ come accade nella nostra realtà quotidiana: ogni giorno soggetta a immagini, che scorrono veloci (soprattutto nel nostro tempo), stampate e messìe in primo piano in attesa di essere commentate. La consapevolezza di ciò che vediamo quotidianamente con paragone al genere horror è devastante.

I nuovi media terrorizzano la nostra quotidianità: corpi maciullati, senso di suspense e tensione, alla ricerca di confini ed equilibri fra bianco e nero e bene e male, mettendo in contrapposizione sempre qualcosa. Siamo davvero sicuri che la finzione di Fulci per cui fosse tanto criticato, non sia la realtà di oggi?

Chiavi Di Lettura

E se fossimo noi a recitare dietro ad uno specchio? Il riflesso di noi stessi proiettato in una realtà opposta: osservando i suoi personaggi “allo specchio,” anche Lucio Fulci se lo è chiesto.

Nei suoi film, spesso, ha sempre parlato “allo specchio”: quello che lui stava realizzando era una sceneggiatura, stava mettendo in scena una finzione. Per renderla “vera”, ha utilizzato elementi edulcorati, che ovviamente da chi non riusciva a comprenderli, provava a mettere un’etichetta: scabrosi, scandalosi, film vietati ai minori per non deviare la loro realtà e crescita. Ma siamo sicuri, che oggi, riallacciandosi al discorso iniziale, TV e nuovi media non stiano facendo la stessa cosa?

Se accendo la TV, in questo periodo, 15 minuti di notizie riguardano guerre e femminicidi: non entro nel merito dei dettagli, lungi da me ad analizzare discorsi giornalisti che sicuramente hanno studiato più di me, però lasciano pensare alla scelta del linguaggio usato, delle immagini, di ciò che viene proposto. Inoltre, Fulci non ha mai creduto nella psicologia, la utilizzava come elemento destabilizzante perché “..Se funziona o non funziona non lo so. Tanto lo psicologo va sempre pagato...”: mal sopportava i discorsi razionali, perché apparteneva ad un gruppo di cineasti che mettono la passione in cima al proprio lavoro. Indipendentemente dai risultati.

Inquadrature

Terrorista dei generi, padrino del genere splatter, il primo maestro dell’horror all’italiana: i suoi girati sono, oggi, riconosciuti per la rivoluzione delle inquadrature in primo piano. “Osservare un volto, il momento esatto in cui può accadere qualcosa”.

Sperimentare, conoscere, mettere in evidenza, osservare, analizzare e scrutare la fisionomia dell’intimo umano anche a costo di rimanere “nudi” nella realtà opposta.

La forza delle inquadrature è messa in evidenza, secondo me, analizzando alcune scene (lui che parla con la ragazza in sedia a rotelle, mentre mangia al ristorante oppure nel primo incontro con lo psicologo e quando lo ipnotizza ): gli sguardi terrorizzati, lo stress del suo lavoro tanto che lo porta nel film e l’incontro con lo psicologo che più volte lo convince a stare tranquillo e che lo ipnotizza, la sua pazzia, sono segnati da momenti intensi ed evocativi della scelta dei primi piani.

Fulci sfrutta al massimo tutte le caratteristiche somatiche dei suoi attori esaltando la fisionomia dei personaggi per trasmettere al pubblico la massima realtà, complessa, vulnerabile o psicologica della scena.

Sequenze

Di seguito alcune sequenze significative del film

Clip 1 - Ipnosi

Fulci si trova presso lo studio dello psichiatra e parla di alcuni incubi che, da giorni lo attanagliano. Un normale pranzo al ristorante, pausa di un film, si trasforma in un ricordo di una scena di carne maciullata e sangue. Fulci racconta anche del sangue, “trovato” fuori dal suo giardino (risultato del lavoro del suo giardiniere).

Clip 2 - La pratica dell'ipnosi

Fulci, su insistenza dello psicologo prova la tecnica dell’ipnosi: lo psicologo sarà il serial killer delle scene di violenza che si stanno verificando durante il film e che farà ricadere la colpa sull’incolpevole regista che penserà di essere lui stesso l’autore e vittima stessa dei suoi film.

Clip 3 - Descrivere le scene dei delitti

Lo psichiatra chiede a fulci di elencare. tutti i dettagli delle scene violente viste dal regista, per poter far ricadere su di lui la colpa dei delitti.

Clip 4 - L'Horror giustifica la violenza?

“Dopotutto non esiste quella stupida teoria che le scene di violenza provocano violenza?” Da questi riferimenti entrano in gioco anche dettagli di psicanalisi, come il disturbo ossessivo, che il registra prova a curare attraverso lo psichiatra.

Clip 5 - L'horror come finzione si genere e creatività

La serie di delitti continua, finché, durante una sparatoria con la polizia, lo psichiatra, vero colpevole, rimane ucciso. Fulci, viene così scagionato dalle accuse rivoltegli e nel finale viene mostrato spensierato su una barca in compagnia di una giovane ragazza. Quando la raggiunge sottocoperta, però, la ragazza inizia a gridare e si sente il rumore di una motosega. Fulci riemerge per mettersi a pescare, usando i pezzi del corpo. È l’ennesimo set di un suo nuovo film e terminata la scena, salute la troupe e si allontana con essa.

Il Linguaggio

“Una donna viene uccisa con l’accetta, il volto diviso a metà. Un’altra viene strangolata. Un’altra ancora impiccata. Un’altra tagliata a pezzi…”.

Evocatico e violento, non teme di scendere in dettagli crudi, creando un’atmosfera di forte impatto emotivo, ben scandita anche dalle scelte di atmosfere musical che, insieme alle inquadrature, conferiscono autenticità e realismo alle scene.

Oggi, come ieri, è stato vittima di una censura spropositata che ha sempre condannato senza soffermarsi sulla finzione. “Violento. ”

Il suo linguaggio non si limita a descrivere la realtà, ma la evoca, la deforma e la amplifica, creando un’esperienza cinematografica che cattura l’attenzione visiva e psicologica di chi guarda.

ll suo stile viscerale e violento ha ispirato registi di horror e thriller: la sua capacità di evocare la paura attraverso immagini crude e disturbanti è ancora oggi un punto di riferimento per molti cineasti, come Tarantino (Kill Bill) e Saimi Raimi (Spiderman con protagonista Maguire – anni 2000). Pur avendo molti più filtri, oggi Fulci sarebbe, comunque, oggetto di censura perché, nonostante l’uso della tecnologia sarebbe, secondo me, comunque considerato lo stesso troppo violento e non compreso ed etichettato.

Vocabolario dei termini: Horror e Splatter

Splatter: rappresenta il termine legato ad un sottogenere cinematografico, considerato espansione dell’horror. Spesso dal realismo si è passati all’esagerazione, allo scopo di disgustare o anche di far ridere gli spettatori.

Horror: caratterizzato spesso da personaggi immaginari e mostruosi, situazioni macabre, irrazionali o di origine soprannaturale, con atmosfere da brivido.

Toni Del Film

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Fulci è stato, nella sua (difficile) esistenza, messo al margine perché i suoi film erano un cumulo di violenze e scene scabrose.

I suoi film, attraverso l’horror, “denunciavano” la rappresentazione del reale e del non reale: la seconda, di film difficili, con un linguaggio particolare, la prima attraverso la ricerca di una cretività, legata anche a motivi di lavoro. “Se avessi fatto film d’amore sarebbe stato più semplice…”, detto dallo stesso Fulci che è stato anche creatore di musicarelli e si considerava un errore di Totò.

Come detto, quotidianamente, assistiamo ai continui aggiornamenti delle notizie in tv e oggi, anche tramite smartphone.

Non è, forse, la stessa violenza?

“Hitchcock ha inventato il brivido. Fulci lo ha perfezionato.”

Il film è uno sguardo dentro sé stessi e il nostro continuo correre che a volte ci attanaglia. Fulci si ritrova “protagonista” dei suoi film e si sente oppresso: le sue creazioni sono realtà e forse ha “rotto lo specchio”.

Ma come è stato possibile? Un normale pranzo è diventato l’habitat di carne maciullata, il sangue scorre a fiumi (ma è un barattolo di plastica) e un confronto con sé stesso (attraverso lo psicologo) lo fa diventare un pazzo omicida (aggiungerei anche con le attenuanti – poi sembrerebbe troppo uguale a certe notizie di oggi, meglio che mi fermi).

Allora a volte ci si dovrebbe fermare e pensare: qual è la direzione? Allora fissiamo degli obiettivi.

Averli, ci aiuta ad arrivare al traguardo, non necessariamente e sempre da vincitori.

    Conclusione

    Il corso, in questo semestre, unito alle conoscenze acquisite anche nelle altre materie, mi ha permesso di fermarmi ad osservare, pensare: così come Fulci, nella prima scena scrive la sua prossima sceneggiatura, c’è stata la necessità di andare oltre, spremersi per cercare la creatività. Questa non nasce con uno schiocco di dita, è un processo che richiede tempo, pazienza e lavoro. Non mi sono mai soffermato su aspetti come questo e anche questo percorso mi sta aiutando in questo senso… “Come un buon scenarista”, come la sequenza di Lucio Fulci.

    In gergo tecnico si parla di User Experience come un viaggio da A verso B, dove l’utente è al centro e la logica del percorso è tutto quello che porta da un lato all’altro: ma è importante analizzare tutto il viaggio, non solo dal punto di vista logico. Tortuosità comprese.

    Quest’analisi dell’esperienza, unita alla ricerca di elementi di UI Design, è frutto di una continua applicazione e studio, adatto a qualsiasi progetto, dall’allestimento di un film, alla creazione di una grafica, allo sviluppo di un software.

    Qualunque sia la destinazione è importante comprendere molteplici aspetti: il tipo di linguaggio, per far meglio comprendere il messaggio, che ci aiuta a sviluppare i contenuti, dare il meglio di noi stessi e dare sfogo alle nostre capacità creative.

    “...I più grandi uomini di cinema sono virtuosi della menzogna, usano il genere horror come estremo sfogo della creatività…”

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